Malattia sopruso e mobbing.

ROLETTO VEDUTA AEREA


Storia di un operaio metalmeccanico, ora disoccupato.

Vi racconto una storia... rifletta chi ha avuto la fortuna di avere sempre buona salute, a volte la fortuna volta le spalle, anche improvvisamente.
Questa è la testimonianza vera di un periodo della mia vita, con l'intenzione di portare a conoscenza del lettore cosa può succedere a qualunque operaio con un po' di sfortuna, infatti questo racconto è la pura realtà dei fatti e nulla è inventato.

Ho lavorato trent'anni presso una nota azienda meccanica, (presso Roletto, TO Italy), era il lontano 1975, ed ero un giovane ragazzo volenteroso, forse sprovveduto ma onesto, e presi a lavorare felice e contento e di buona lena in quella piccola fabbrica, piccola al tempo.
A quel tempo eravamo in sei operai il Datore di lavoro e un suo fratello.
Noi facevamo molte ore, fino a 230 ore al mese, e si faceva la gara a chi svolgeva il lavoro con maggiore velocità... Beh, altri tempi!
Credo, senza falsa modestia, che siamo stati i primi veri motori funzionanti e fondamenta di questa officina meccanica, la quale poi si ingrandì e pian piano con gli anni contò 43 dipendenti.
Nel frattempo cambiò anche la dirigenza.
L'anziano Titolare cedette l'azienda a quattro persone sue fidate.

Improvvisamente, nel marzo 2002, mi colsero dei dolori fortissimi.
Avevo lo sterno deformato, sollevato di due dita da un lato e di colore bluastro, in pratica avevo una mediastinite purulenta, sacca di pus sopra il cuore in mezzo ai polmoni, situata nel mediastino, diagnosticata dopo sei giorni con una Tac; operato d'urgenza fui salvato in extremis all'ospedale Molinette di Torino.
Il chirurgo, nel quale ebbi la fortuna di imbattermi, e che mi operò alle ore 21 della vigilia di Pasqua mi diede al massimo tre ore di vita se non operava immediatamente, gli chiesi se avevo qualche speranza e lui mi rispose che forse si, "perchè lei è ancora giovane"... (In seguito mi consigliò di accendere un cero alla Madonna).
Passai sei ore sotto i ferri in sala operatoria e mi salvai, 12 giorni di degenza compreso bagno di antibiotici: due flebo d'antibiotici per tre volte al dì più quelle di nutrimento, antidolorifici ecc. Tubi di drenaggio, tubo per spurgo dell'acqua... E così via, infine mi dimisero.
Avevo i polmoni e il sistema linfatico collassati. In termini come: linfonodo anchilosato, collassato, prostata ingrossata, polmoni schiacciati, ecc.
Riuscii ad avere la forza di parlare, non mi usciva la voce, e camminare con calma, dopo un mese. Circa dopo un mese mi comprai un bisturi per tagliarmi un nodo di filo di un punto interno che mi era uscito dal collo, ne avevo 36 esterni. Dopo tre mesi ritornai al lavoro con le gambe malferme.
Ho avuto in questi anni molti problemi: polmoni collassati all'inizio, bronchiti e infezioni facili, specialmente alle vie urinarie ed ascessi, infezioni che mi portavano sempre febbre alta, sempre con picco di 41-41,5 gradi, riniti, tachicardie ecc. quindi mi sono curato con molti antibiotici ed anche psicofarmaci.
Sono a forte rischio bronchite e polmonite. Per questo ho dovuto fare diverse assenze a causa malattia, ma tuttavia non abbastanza da permettere ai titolari di licenziarmi.
Un brutto giorno dell'ottobre 2005 sono ritornato al lavoro al termine di un periodo di assenza giustificata per malattia di qualche giorno a causa di una cistite con febbre altissima e conseguente cura con antibiotici. I datori di lavoro mi chiamarono in ufficio: a parere loro facevo troppi giorni di assenza per causa malattia. Premetto che ero operaio fresatore specializzato di quinto livello, da sempre, trent'anni, ho lavorato a torni rettifiche e fresatrici e, appunto da 15 anni, fisso alla fresatrice, fresatore attrezzista di alto livello specializzato in qualsiasi genere di lavorazione, creazione di qualsiasi tipo di pezzo a disegno, manutenzione ecc.(presse, stampi, robotica ecc.) Particolari destinati al mercato italiano ed internazionale. Preciso, senza falsa modestia, che il lavoro che svolgevo in una giornata altri lo svolgevano in tempo doppio o triplo o peggio... per molti particolari c'era chi non sapeva da dove iniziare, ma l'esperienza non è servita a nulla: siamo tutti utili ma non indispensabili. Specialmente se nel frattempo durante gli anni si cerca di formare altri operai a questa funzione.
Aggiungo che nel corso degli anni ero stato sempre più isolato, per il motivo che io lavoravo ad una macchina utensile manuale per cui ero stato piazzato esattamente in un angolo, dietro alle macchine a controllo numerico, ed ero ormai ad una distanza di 10 metri dall'operaio più vicino, con possibilità quasi nulla di scambiare parola.
Così è stato per anni. Questo probabilmente anche perchè in questo modo i visitatori e clienti passando vedevano le macchine belle, nuove e costose... comprate dopo che io avevo iniziato a produrre ed acquisire clienti... che lavoravano i loro preziosi materiali. Lavorazioni che in seguito spesse volte passavano a me... Però mi sentivo messo da parte e lo stress era molto alto a causa di tutto questo.
Ho sempre lavorato in modo stressante, la parola d'ordine era: URGENTE.
Spesso s'iniziava un lavoro, poi arrivava un altro più urgente e si smetteva con il primo, poi arrivava l'altro ancora più urgente, poi l'altro urgentissimo... e via così, a volte si smetteva e iniziava 5-6 lavorazioni diverse nell'arco della giornata... poi l'urgenza della manutenzione, un pezzo rotto da rifare al volo, "perchè le macchine sono ferme".
Contavo i carrelli metallici colmi di pezzi da fresare.
Spesso una fresatrice a controllo CNC, a pochi metri dalla mia manuale, rimaneva ferma per settimane, saltuariamente, per mancanza d'operai, il lavoro che doveva essere svolto presso quella fresatrice lo portavano a me, ho fatto notare più volte che se avessero montato la macchina io l'avrei tenuta d'occhio e cambiato le frese ed il pezzo quando era necessario, ma questo mi è sempre stato negato.
L'azienda mi ha sempre negato la possibilità di imparare a lavorare alle macchine utensili a controllo numerico CNC, anche se da me richiesto: ho sempre dovuto lavorare a macchine utensili manuali, ed ora gli operai più ricercati sono gli addetti ai controlli numerici.

Lo stress era enorme e il sistema immunitario un bel giorno, si fa per dire, è andato in tilt. Opinione dei medici.
In più per sette anni ho avuto quasi 70 km di strada in auto per recarmi al lavoro ed altrettanti per tornare, al mattino avevo il terrore di arrivare in ritardo, a causa di quella maledetta "bollatrice" che causava il panico del ritardo, la sera mi si chiudevano gli occhi per lo stress della giornata e lo sforzo era enorme, ho rischiato la pelle molte volte, e di conseguenza la pelle altrui, a causa che mi si chiudevano gli occhi durante la guida.

Per concludere: erano tre le semplici, per loro, soluzioni in mano e me le offrirono senza mezzi termini, erano queste:

- La macchina utensile con la quale lavoravo da quindici anni l'avrebbero assegnata in modo permanente ad un altro operaio, ed io dovevo adattarmi a svolgere qualunque tipo di lavoro assegnato in qualsiasi momento. Testuali parole: "Il mattino quando arrivi" mi avrebbero detto fai questo o fai quello... (cioè dequalifica della mia professionalità... si dice anche jolly della fabbrica...)

- Pagarmi io i contributi e lavorare come lavoratore esterno. (dopo trent'anni di lavoro presso quella stessa azienda…).

- Cercarmi un altro lavoro e sarei stato tenuto ancora fino a che avessi trovato il nuovo lavoro.

Detto questo me l'hanno fatta... non ancora ristabilito psicologicamente e fisicamente e preso alla sprovvista in un momento difficile, vi assicuro che la malattia e gli antibiotici massicci giocano brutti scherzi, forse volutamente mi fecero sentire come un essere inutile e sottoposto, difficile descrivere il mio stato d'animo, tipo un Fantozzi...
A quel punto chiesi di firmare la lettera di dimissioni e andarmene, per non pesare (...).
In pratica in quel delicato momento le loro parole non mi lasciavano alternativa e mi fecero sentire in colpa ed escluso, come bastonato.
Risparmiarono pure la buona uscita ... che credo mi sarebbe aspettata anche perchè iniziai io a lavorare seriamente di fresatrice acquisendo clienti molto importanti, inizialmente l'azienda si occupava soprattutto di tornitura.
Ora vicino ai 50 anni non è facile trovare lavoro, o impossibile, e in più dopo trent'anni di vita lì sacrificati non sono capace di fare molto altro.

Il guaio è che sono un operaio fresatore capace di insegnare molte cose, ma ora a pensare a quel lavoro mi prende la tachicardia a 140! Un trauma.
Non dimentico mai di pregare per la salute dei miei ex capi.




.............Aggiornamento...

Sono passati cinque anni e ho riletto tutto, almeno per tre motivi non ci ho perso ad andarmene: ho lavorato vent'anni sotto un tetto di eternit e come scritto sopra ero in un angolo dove cadevano le foglie dentro quando tirava vento... avevo una rinite perenne con raffreddore che mi prendeva tre volte la settimana (tipo 300 starnuti al giorno), questo sempre per vent'anni, da dicembre 2005 non mi sono più raffreddato e le volte che ho starnutito si contano sulle dita di una mano. Uno stress al di sopra di ogni limite anche con crisi di panico, e mi è passato. Ed altro ancora. Nel frattempo ho fatto 4-500 domande di lavoro e non ho risolto nulla tranne sei mesi di lavoro sempre come fresatore ma CNC, che è semplicissimo, ho imparato velocemente in poco tempo linguaggio Selca ed Heidenhain, e mi sono chiesto molte volte perchè dovevo faticare così tanto manualmente... Sono disoccupato e faccio delle ore in nero, o così o nulla, ho preso il posto di un Romeno e lavoro boschi e prati, un lavoro pesante e mi mancano i contributi. Sono iscritto all'ufficio di collocamento ma non sono stato mai chiamato. Ringrazio chi legge la mia testimonianza, non penso di essere il solo a trovarmi in questa situazione. Saluti.
Oggi è Natale 2010, Auguri.

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